L’estetica gorpcore è al capolinea?

Ott 14, 2026 | Culture, Fashion, Lifestyle

Tra occhiali a mascherina, giacche tecniche e sneaker Salomon, il trend del gorpcore ha riscritto i codici dello streetwear. Gli esperti di moda lo hanno dato per esaurito in questa estate 2026. Ma è davvero finito, o ha semplicemente sancito la fusione definitiva tra abbigliamento outdoor e moda urbana?

Il gorpcore come controtendenza al lusso ostentato

In poche stagioni l’attrezzatura da trekking si è imposta nella vita di tutti i giorni con pantaloni cargo, giacche impermeabili tecniche, t-shirt a manica lunga traspiranti e occhiali veloci. Il principio della moda gorpcore è semplice: privilegiare l’aspetto pratico e funzionale e la libertà di movimento assoluta, dove ogni look racconta di essere sempre pronti a tutto. Un guardaroba genderless, affrancatosi dai tagli classici per proporre una moda inclusiva, essenzialmente centrata sull’ergonomia.

A differenza di mode più effimere come la logomania, in cui il valore di un capo era pari alla sua capacità di esibire uno status sociale, il gorpcore punta sull’ingegneria tessile e sulla R&S. I loghi Arc’teryx, Salomon o Patagonia restano ben visibili, certo, ma incarnano una promessa di innovazione tecnica più che un capriccio estetico. Uno stile che rimette al centro il benessere del corpo e il comfort sensoriale.

Il gorpcore è morto… Viva il gorpcore!

“Il gorpcore è morto.” È il verdetto senza appello emesso da diversi osservatori e critici di moda, come nell’analisi pubblicata a inizio agosto 2026 dall’edizione britannica di GQ. L’elemento scatenante di questa dichiarazione teatrale? Il lancio della Nike ACG Zegama Hike, uno scarponcino da trekking a collo alto con suola ultra-aderente Vibram, che condensa tutti i codici visivi e tecnici del genere.

Ma più che di scomparsa, si dovrebbe parlare di transizione. Per gli esperti, il moltiplicarsi di queste uscite dimostra soprattutto una cosa: i capi iconici del gorpcore hanno smesso di essere un fenomeno passeggero per affermarsi come nuovi basici. La prova: i consumatori, senza distinzione di target, restano fedeli al mix di versatilità e comfort. 

La strategia di Salomon illustra alla perfezione questa mutazione. Il marchio dell’Alta Savoia non insegue più la viralità a ogni costo né il rinnovo frenetico delle sue linee. Punta piuttosto su un radicamento più profondo, entrando in insegne retail generaliste o specializzate come Courir e Naked Copenhagen. Una democratizzazione controllata, che dimostra come l’estetica si sia trasformata in un’abitudine di consumo destinata a durare.

Aprendosi al grande pubblico, però, il gorpcore mette i suoi protagonisti storici davanti a una domanda decisiva: come continuare a innovare e a sedurre ora che l’eccezione tecnica è diventata la norma?

Quei pezzi di cui non ci si stanca mai

Se la mitica Salomon XT-6 ha calpestato i marciapiedi di tutto il mondo fino alla saturazione — va detto —, il brand ha saputo rinnovare la propria offerta senza mai tradire il suo DNA. Chi cerca il comfort si orienta oggi sulla XT-Whisper Void o si lascia conquistare dalla RX Mary-Jane, un modello ibrido e audace che infonde un tocco tecnico alla ballerina classica, ideale per le lunghe camminate in città. Anche gli accessori si rinnovano: le borse oversize portate a tracolla si impongono come i nuovi must-have del quotidiano. E poi c’è lui, il pantalone cargo wide in tela tecnica, che resta il pezzo forte del guardaroba: tra tasche funzionali e le molteplici regolazioni, garantisce libertà totale e la possibilità di muoversi in totale relax. 

Più che una tendenza destinata a finire nell’oblio, il gorpcore non è giunto al capolinea: è semplicemente in piena fase di maturità. Passando da tendenza effimera a nuovo standard vestimentario, la moda outdoor ha ridefinito le nostre esigenze attorno a una promessa semplice: il comfort senza compromessi. Resta da capire se, accomodandosi con troppo agio nei nostri armadi, questo utilitarismo quotidiano saprà mantenere il fascino dell’innovazione che ne aveva decretato il successo iniziale.

Articolo di Julie Boone.