I marchi riescono ancora a distinguersi dalla massa?
Martedì 12 maggio 2026, la Croisette è in fermento. Mentre le transenne vengono sistemate e gli smoking impeccabilmente aggiustati dietro le quinte, tutti gli sguardi convergono verso il mitico Palais des Festivals, dove l’attrice Eye Haïdara si prepara ad aprire ufficialmente la 79ª edizione del Festival di Cannes. Dopo il suo discorso d’apertura, le luci si abbasseranno per lasciare spazio alla proiezione de La Vénus électrique di Pierre Salvadori, inaugurando ufficialmente uno degli eventi più attesi dell’anno.



Eppure, se la salita dei gradini continua a rappresentare nell’immaginario collettivo il graal assoluto della cinefilia, la realtà racconta ormai un’altra storia. Nel giro di pochi anni, il red carpet è passato dall’essere un santuario della creazione cinematografica a un luogo strategico dominato dai colossi del lusso e dai nuovi protagonisti dell’influenza digitale. In questa arena in cui il prestigio si misura ormai tanto nei minuti di applausi quanto nei milioni di visualizzazioni sui social, il confine tra arte e promozione commerciale appare sempre più sfumato.
Tra il luccichio dei gioielli in prestito e i contratti di visibilità nascosti dietro ogni apparizione, Cannes 2026 si presenta come l’edizione della piena maturità del marketing: una vetrina globale dove il glamour è diventato una scienza esatta. Un’immersione nel cuore di un’edizione in cui ogni flash cela un KPI e in cui il cinema ridursi allo sfondo di una gigantesca offensiva dei brand.
Il red carpet: tra cinema e TikTokicazione
Il Palais des Festivals si prepara ancora una volta a brillare sotto i flash dei fotografi. Ma dietro il balletto di smoking impeccabili e abiti di alta moda, il casting è profondamente cambiato. Da quando il festival è stato aperto agli influencer lifestyle, la mitica salita dei gradini di è trasformata in un gigantesco set di creazione contenuti a cielo aperto. E anche se l’utilizzo del telefono resta ufficialmente vietato, immagini e video del red carpet invadono i social in tempo reale.
Questa TikTokizzazione del red carpet fa storcere il naso ai puristi. Per molti critici, l’attenzione si è spostata altrove: non si parla più della profondità della selezione ufficiale, ma della marca dell’eye-liner o della provenienza di un abito in prestito. Gli influencer non salgono più i gradini perché sono nel cast del film, ma perché sono ambassador di marchi beauty, gioielleria o moda che finanziano la loro presenza dalla A alla Z.
L’impero dell’engagement: il vertice dei numeri
Il Festival di Cannes non è più soltanto una competizione cinematografica: è diventato un campo di battaglia per l’attenzione online. I dati della piattaforma di monitoraggio Visibrain raccontano una realtà da capogiro: durante l’edizione 2025 è stata superata la soglia dei 163,5 miliardi di visualizzazioni. Un volume colossale alimentato da oltre 9,2 milioni di contenuti pubblicati sui social, il doppio rispetto all’edizione precedente.
La guerra delle audience parla chiaro: lo scorso anno una personalità come Léna Situations generava da sola 40 volte più engagement rispetto a una figura storica della settima arte come Antoine de Caunes, arrivando persino a triplicare i numeri di una star internazionale come Natalie Portman.
Di fronte a questa realtà dominata dagli influencer, i brand occupano il terreno fino all’asfissia. Quasi 880.000 internauti hanno commentato l’evento, alimentati da una strategia di saturazione orchestrata dagli inserzionisti. A titolo di esempio, l’offensiva di L’Oréal — con i suoi 40 post nell’arco dei pochi giorni del festival — trasforma il feed in un catalogo pubblicitario. Persino la stampa tradizionale segue il trend, con circa 40.000 articoli condivisi dall’apertura, di cui una quota crescente è dedicata al resoconto dei look piuttosto che alla critica delle opere. Cannes 2026 non si guarda più, si scrolla.
Quando i brand passano dietro la cinepresa e diventano produttori
L’investimento dei marchi sulla Croisette ha superato una soglia simbolica: yacht Alo, Burberry all’hotel Belles Rives. Ormai non ci si accontenta più di affittare sontuose ville per i “watch party” o di privatizzare spiagge per feste dedicate a influencer e stampa. Oggi, i giganti del lusso puntano direttamente al cuore del sistema: la produzione cinematografica stessa.
Questo cambio di rotta strategico, avviato nel 2024 con la nascita di Saint Laurent Productions, ha completamente rimescolato le carte. Finanziando direttamente registi internazionali del calibro di Pedro Almodóvar e David Cronenberg, la casa di moda non punta più soltanto a vestire il cast: costruisce una legittimità artistica a tutti gli effetti. L’anno successivo, nel 2025, il colosso LVMH ha confermato questa tendenza di fondo lanciando la propria casa di produzione.
Si tratta di un cambio di paradigma storico. Il brand passa da sponsor di prestigio a forza creatrice. Controllando l’opera fin dalla sua genesi, questi gruppi si assicurano una coerenza estetica totale. Di conseguenza, ogni sfilata sul red carpet non è più frutto del caso o del gusto personale di un’attrice, ma il culmine di una strategia millimetrica. Il red carpet diventa l’estensione naturale del film che hanno prodotto.








