La primavera a Parigi si fa sentire non solo nei parchi. Questo maggio 2026, la capitale si trasforma in un crocevia in cui la satira britannica incontra il glamour hollywoodiano, l’effervescenza delle passerelle africane e lo sguardo crudo della scena americana. Ecco la nostra selezione per nutrire lo sguardo
L’ironia in Technicolor: Martin Parr conquista il Jeu de Paume

Il fotografo britannico, scomparso lo scorso anno, torna protagonista a Parigi con tre mostre, accompagnate da due omaggi in galleria. L’appuntamento principale è al Jeu de Paume, nel cuore dei Giardini des Tuileries.
Parr ha dedicato l’intera vita a osservare e immortalare gli eccessi del turismo di massa con scatti dai colori saturi e abbaglianti. Nei suoi lavori, il turista si trasforma in una figura quasi assurda, sospesa tra il sole cocente e la ricerca disperata dello scatto perfetto. È proprio questa estetica volutamente eccessiva, questa fotografia satirica senza compromessi, ad aver reso questo antropologo della vita quotidiana uno degli osservatori più lucidi della vita contemporanea. Questa è l’occasione perfetta per ridere dei nostri rituali natalizi fino al 24 maggio 2026.
Marilyn Monroe alla Cinémathèque: Oltre il mito, l’attrice


La Cinémathèque française presenta una retrospettiva più che mai necessaria su un’icona assoluta, scomparsa prematuramente a soli 36 anni. Un progetto che mira ad andare al di là del “fenomeno culturale” per riscoprire l’artista dietro i flash dei paparazzi e l’immagine di femme fatale. La mostra si concentra sugli anni Cinquanta, il decennio più prolifico della sua carriera, con un obiettivo specifico: riportare il suo ruolo d’attrice al centro del dibattito. Lontano dall’etichetta di sex symbol, la mostra invita a riscoprire una dimensione professionale troppo spesso trascurata. Un’occasione per celebrare la star, e finalmente a dare il giusto spazio all’artista, dall’8 aprile al 24 maggio 2026.
Henry Taylor al Museo Picasso: dipingere la realtà afroamericana


La prima retrospettiva francese di Henry Taylor si impone come uno degli appuntamenti più attesi della stagione. Dopo aver conquistato il Whitney Museum di New York, questa figura di spicco della pittura americana contemporanea si stabilisce nel quartiere del Marais per una mostra ideata insieme all’artista stesso. Il suo percorso, tutt’altro che lineare, racconta molto della sua pittura: prima di affermarsi, Taylor ha lavorato per dieci anni come infermiere psichiatrico, un’esperienza che continua a permeare il suo lavoro. Le sue tele, abitate da persone di colore e da scene di vita quotidiana dai colori vibranti, restituiscono uno sguardo potente sulle realtà sociali americane. La mostra, sostenuta da Louis Vuitton, riunisce circa cento opere, alcune in dialogo diretto con Picasso, ed è visitabile dall’8 aprile al 6 settembre 2026.
Lagos, Dakar, Johannesburg: la nuova mappa della moda al Musée du Quai Branly

Dopo il successo al Victoria and Albert Museum di Londra, Africa Fashion approda al Musée du Quai Branly per un’immersione totale nella creatività del continente.
Abiti e accessori contemporanei dialogano con i pezzi più rari delle collezioni del museo, mettendo in luce l’eccellenza del savoir-faire tessile dei designer di Lagos, Dakar e Johannesburg. Un dialogo tra passato e presente che mette in luce la presenza sempre più incisiva dei creatori non europei sulla scena internazionale. E mentre le Fashion Week di Lagos e Dubai diventano sempre più centrali rispetto alle storiche “Big Four”, la mostra conferma il ruolo di questi designer nella definizione delle tendenze globali. Per celebrare l’evento, il 24 aprile, il museo organizza una serata all’insegna della moda, dell’arte e della musica, prima della chiusura definitiva prevista il 12 luglio 2026.
American Images al MEP con Dana Lixenberg


La Maison Européenne de la Photographie (MEP) dedica a Dana Lixenberg American Images, sintesi di trent’anni di lavoro. Il casting è impressionante: da Tupac e Biggie a Ivana Trump, passando per Lil’ Kim, superstar e volti anonimi convivono con la stessa intensità. Trasferitasi negli Stati Uniti alla fine degli anni ’80, la fotografa costruisce contro-narrazioni lucide, spesso spogliate di ogni contesto. I suoi ritratti, scattati in tempi rapidi, impongono allo spettatore un confronto diretto con il soggetto. In un panorama mediatico saturo di immagini, questo approccio risuona con particolare intensità, offrendo una lettura distaccata ma profondamente incisiva della società americana. Fino al 24 maggio 2026.
Articolo di Julie Boone.








