Lacoste reinventa la scarpa da tennis per la sua collezione Primavera-Estate 2027

Ott 12, 2026 | Brands, Fashion, Footwear

Nel cuore del mitico stadio Roland-Garros, la terra battuta si impossessa del campo Philippe-Chatrier per diventare il filo conduttore e la materia prima della sfilata Lacoste Primavera-Estate 2027. Sullo sfondo dell’arena ocra, prende vita un parterre d’eccezione: volti della cultura pop e del cinema come Léna Mahfouf, Adèle Exarchopoulos e Camille Cottin incrociano icone del campo come Venus Williams e Grigor Dimitrov. Ma la vera protagonista è la visione di Pelagia Kolotouros. Con lei, il celebre coccodrillo non si limita a recitare un copione già visto: rivoluziona da cima a fondo i codici dello sportswear. Ecco l’analisi della sfilata.

La libertà come uniforme

La storia di Lacoste si è sempre scritta nel segno della ribellione. Negli anni ’20, Suzanne Lenglen sfidava le convenzioni entrando in campo senza corsetto, indossando una gonna a metà polpaccio il cui movimento liberava il gioco mentre riscriveva le regole della moda.A farle da eco, René Lacoste prese un paio di forbici per tagliare le maniche della sua camicia da tennis, dando così vita all’antenata della polo. È questa irriverenza pionieristica che Pelagia Kolotouros riporta oggi sotto i riflettori.

Per la Primavera-Estate 2027, si affranca del bianco candido e dei codici rigidi che ancora oggi vengono talvolta associati al tennis. Il motto della stagione è chiaro: Dress Code: No White Required. In passerella il bianco viene così spodestato da una palette organica direttamente ispirata al dopo-partita. Le sfumature di argilla e di terra battuta scaldata dal sole si fondono con tinte minerali, elettrizzate da tocchi di giallo acido e blu cobalto.

La materia in movimento

@lacoste

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Sotto lo sguardo di Pelagia Kolotouros, il campo da tennis prende vita per diventare una superficie in continuo movimento. L’imperfezione non è più un difetto, bensì la testimonianza dello sforzo e del traguardo raggiunto. Le modelle e i modelli sembrano diventare un tutt’uno con l’arena: la terra battuta si deposita sui tessuti e impregna gli orli, creando l’illusione di abiti scolpiti dal campo e vissuti fino all’ultimo scambio.

Una collezione che fa dialogare l’eredità del marchio con un’avanguardia tecnica. Il cotone piqué tradizionale punta su un layering disinvolto, dove le t-shirt si stratificano senza vincoli. Materiali tecnici ultra-leggeri dall’aspetto “k-way bagnato” abbracciano la silhouette in movimento pur aderendo al corpo. I cotoni, tinti in capo e lavati agli enzimi, perdono ogni rigidità per offrire una fluidità assoluta, mentre le lane tropicali decostruite e le sete lavate volutamente stropicciate liberano il guardaroba chic da qualsiasi formalismo.

Le silhouette mostrano un’allure al tempo stesso atletica e rilassata: cappotti blu-verde profondo e ampi abiti morbidi si associano a tute in nylon blu cobalto o gilet con zip arancione acceso. Le polo oversize si sovrappongono a top in jersey a maniche lunghe, abbinati a gonne semi-pieghettate.

L’ibridazione radicale della sneaker e della decolleté

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Lacoste ACE-T1 SS27 c’est validé pour moi ! 📌🔥#lacoste #lacoste🐊 #acet1 #sneakers

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Questa estetica del campo proiettata nella sfera urbana si incarna innanzitutto in una pelletteria concepita come un prolungamento dell’abito. Ispirandosi a un mitico scatto della polo Lacoste realizzato dal fotografo Irving Penn nel 1984, il marchio immagina una borsa morbida e drappeggiata. Ma la vera sorpresa di questa sfilata è il trattamento riservato al footwear, che ridefinisce totalmente la silhouette Lacoste per le stagioni a venire.

Con la sneaker sperimentale ACE-T1, Pelagia Kolotouros rende omaggio all’architettura sotto tensione di una rete da tennis. Ma la sperimentazione si spinge ancora oltre, intrecciando l’anima sportiva con la dimensione urbana: la ACE-T1 si trasforma così in una silhouette inedita, declinata in décolleté stringate e modelli zeppati ibridi. Accompagnata da una serie di sneakers con tacco in verde fluo, bianco e argento, questa linea di calzature traccia il bilancio di una collezione completamente libera.

Articolo di Julie Boone.