London Fashion Week: i giovani marchi rilanciano la moda britannica

Mar 6, 2026 | Brands, Fashion

Con l’inizio del nuovo anno riparte ufficialmente il calendario delle capitali della moda. Tra febbraio e marzo, le Big Four si alternano tra sfilate e presentazioni, iniziando già a delineare le tendenze del prossimo inverno. Se Parigi si prepara a inaugurare le collezioni femminili dal 3 marzo, una tappa a Londra è d’obbligo prima di tuffarsi nell’effervescenza francese. Al di là dei look avvistati nelle ultime settimane, è l’intero ecosistema creativo britannico a richiedere attenzione. La capitale, ciclicamente considerata in difficoltà, dimostra ancora una volta di non aver detto l’ultima parola.

La nuova scena creativa londinese

C’è chi la considera in affanno. Londra sarebbe troppo fragile dal punto di vista economico, soprattutto dopo la Brexit, e marginalizzata rispetto ai colossi milanesi e parigini. Eppure, tra passerelle e salotti ovattati che ospitano le presentazioni, si percepisce un nuovo slancio da parte di una generazione che non aspetta di ricevere spazio: se lo prende.

I nomi che stanno ridefinendo il panorama della moda britannica si moltiplicano stagione dopo stagione. Conner Ives, Simone Rocha — già affermata ma che questa stagione firma il suo debutto con adidas — il duo Chopova Lowena, Lucila Safdie e Jawara Alleyne sono solo alcuni dei protagonisti di questa rinascita già in atto.

Jawara Alleyne, le cui creazioni sono già state indossate da Tyla e Rihanna, per questa stagione ha optato per una presentazione intima, concepita quasi come una mostra. Un format che permette di mettere in luce non solo il capo, ma anche e soprattutto il lavoro sulla materia.

@chopovalowena

Da Chopova Lowena emergono influenze stratificate, a metà tra il regency core e una mattinata su un green impeccabile. Le gonne plissettate, firma del duo, restano centrali, ma dietro l’estetica si cela un approccio profondamente circolare, con il riciclo di pezzi provenienti da collezioni precedenti.

@luciliasafdie

Lucila Safdie costruisce invece la sua proposta attorno all’idea di comunità. La designer argentina coinvolge la propria cerchia creativa, sfumando il confine tra sfera privata e spazio pubblico. In un elegante salotto dall’atmosfera settecentesca, il rigore degli scolli quadrati dialoga con trasparenze più contemporanee. Un contrasto perfettamente gestito, che colloca la stilista in primo piano nella scena londinese.

@connerives par @dieglago
@connerives par @dieglago

Quanto a Conner Ives, stilista americano basato a Londra, ha aperto la sua sfilata con Tish Weinstock. Il casting inclusivo e trasversale riflette la volontà di portare in passerella personalità distinte, anziché silhouette standardizzate. La collezione trasporta lo spettatore in un’altra epoca, in una Germania profondamente trasformata. Sullo sfondo si intravede un parallelo con gli Stati Uniti, paese d’origine dello stesso Ives. Un modo per denunciare e al tempo stesso intercettare l’energia di un periodo di transizione, complesso e inquieto. Lo slogan “Glamour to subdue the dread” sintetizza l’intento: sublimare per contenere l’angoscia. Restano impressi i foulard annodati sui fianchi, la fluidità delle silhouette, la disinvoltura studiata e i ricami floreali e ornitologici che sembrano sospendere il tempo.

Vincitore del BFC/Vogue Designer Fashion Fund nel 2025, Ives ricorda anche una realtà più strutturale: quella delle risorse. Ricevere un premio non è solo un riconoscimento simbolico, ma un mezzo per consolidare il team, rafforzare il marchio e pianificare il futuro oltre la prossima stagione. A Londra, più che altrove, il sostegno economico ai giovani marchi è determinante: il talento da solo non basta, serve un sistema che lo supporti.

Londra come matrice creativa 

Ciò che distingue Londra non è tanto la potenza commerciale quanto la sua capacità di far emergere nuovi talenti. Ogni stagione le collezioni finali degli studenti della Central Saint Martins attirano gli sguardi di tutto il mondo. La sfilata di fine studi funziona come un barometro: silhouette radicali, sperimentazioni tessili e narrazioni personali anticipano spesso i temi che domineranno il dibattito di domani.

In parallelo, l’incubatore Fashion East, fondato da Lulu Kennedy, accompagna per tre stagioni giovani designer emergenti. Più di un semplice trampolino di lancio, opera come una vera e propria agenzia creativa, facilitando collaborazioni con marchi affermati.  In questa stagione, a beneficiarne sono Jacek Gleba, Mayhew e Nuba.

@jacekgleba
@mayhew
@mayhew

Da questo percorso sono emersi nomi ormai imprescindibili come Jonathan Anderson, Grace Wales Bonner, Kim Jones e Martine Rose. Dal 2000, Lulu Kennedy svolge un ruolo quasi tutelare, proteggendo la creatività londinese dalle pressioni del mercato.

La Fashion Week di Londra non punta necessariamente a competere in termini di volumi o numeri. Coltiva piuttosto una propensione alla ricerca e all’innovazione, una tolleranza nei confronti dell’imperfezione e la capacità di far convivere memoria e rottura. In un settore moda messo duramente alla prova, la capitale britannica resta un laboratorio. Finché i giovani designer continueranno a trovarvi uno spazio per sperimentare, contestare e proporre, Londra rimarrà viva.

Articolo di Julie Boone