La Mombasa di Saint Laurent, storia di una borsa mitica reinventata da Anthony Vaccarello 

Gen 28, 2026 | Brands, Culture, Fashion

Gli accessori restano il cuore pulsante delle grandi Maison. Creare una it-bag dal nulla, oggi, è un’impresa rara. Per questo, sempre più spesso, le case di moda attingono ai propri archivi. Le grandi Maison come Balenciaga, Chloé e Louis Vuitton, hanno optato tutte per la riedizione dei loro iconici, una scelta rassicurante che fa leva sulla nostalgia. Quando una borsa torna a far parlare di sé sulle piattaforme di seconda mano, è il segnale: è il momento perfetto per rilanciarla. Saint Laurent lo ha capito e, a quattordici anni dalla sua prima apparizione, riporta in scena la Mombasa. Anthony Vaccarello ne riprende i codici e la proietta nel presente, a cominciare dalla sua musa: Bella Hadid. Analisi di un come back inevitabile.

2002: nascita di una borsa diventata iconica

Nel 2002 nasce la Mombasa, il cui nome è ispirato a una città costiera del Kenya. A disegnarla è Tom Ford per la collezione primavera-estate di Yves Saint Laurent. L’intera linea si ispira all’Africa orientale, tra stampe leopardate e richiami esotici che, se all’epoca erano ampiamente accettati, oggi solleverebbero interrogativi più complessi. Ma nei primi anni Duemila le cose vengono percepite diversamente e la visione audace e sensuale di Tom Ford viene accolta con entusiasmo. La sua estetica dà vita a un nuovo linguaggio visivo e non è un caso se, durante il suo passaggio da Gucci, il marchio conosce una profonda modernizzazione, con una delle stagioni più rivoluzionarie nella sua storia. Con il senno di poi, più della collezione SS02 nel suo insieme, è la Mombasa ad aver lasciato il segno: una borsa destinata a diventare mitica.

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@andrea__ricci

La Mombasa si è distinta fin da subito grazie a un dettaglio: l’inconfondibile manico a forma di zanna d’elefante. Un segno forte, riconoscibile tra tutti e soprattutto irresistibile per le it-girl dei primi anni 2000, onnipresente su red carpet e riviste prima di sparire gradualmente, vittima dell’eterna rotazione delle tendenze.

Dall’oblio al ritorno grazie al mercato del second hand

Con il crescente interesse per il vintage e il mercato second-hand, la Mombasa si è conquistata una nicchia nell’ecosistema del lusso vintage, sia online che nelle boutique più in vista, come nhỏgirl, showroom ultra esclusivo Amsterdam. Già prima dell’annuncio ufficiale della riedizione, si trovava a partire da 500 euro: segno di un interesse persistente e di un desiderio latente. Una domanda sufficientemente stabile da suscitare l’interesse della Maison, che rilanciando il modello ne ha amplificato il fenomeno, determinando un inevitabile aumento dei prezzi anche nel mercato della seconda mano.

@nhogirl

Negli anni, la Mombasa è stata proposta in molteplici forme: versione Saint-Tropez con volant in pelle, nel formato baguette, in pelle liscia o lavorata, in colori accesi. Per questa nuova edizione, Anthony Vaccarello punta all’essenziale. Si concentra sul modello originale: una borsa hobo da spalla proposta in tre misure, dalla versione compatta al formato tote. È stata prevista anche una versione in pelle volutamente patinata, quasi vintage, come un richiamo alla memoria e alla storia di cui la borsa è intrisa.

Vaccarello e gli archivi come materia viva 

Rieditando la Mombasa, Saint Laurent non si limita a risuscitare un successo passato: sancisce questo ritorno come una strategia che oggi è vitale nell’universo del lusso. In un’epoca in cui la novità assoluta fatica a imporsi, gli archivi diventano un terreno fertile di creazione e rilettura. Anthony Vaccarello non punta a ancorare la borsa nella nostalgia, né vuole stravolgerla: la riposiziona in un presente ibrido in cui la cultura della moda si nutre tanto delle immagini d’archivio quanto delle tendenze dettate dalla seconda mano.

Con la campagna primavera-estate 2026, ambientata ai piedi della Tour Eiffel e intrisa di suggestioni anni ’80, la Mombasa segna il suo ritorno in scena. Capace di attraversare le epoche senza perdere il suo fascino, si afferma comeit-bagsenza tempo: fuori dalle mode, ma sempre desiderata. Un’icona che seduce le nuove generazioni e continua a nutrire il mito Saint Laurent.

Articolo di Julie Boone.