I banchi delle prestigiose università dell’Ivy League sembrano lontani anni luce, eppure è proprio lì, tra la giovane élite americana, che nasce questo codice vestimentario ultra codificato, fatto di polo, blazer, mocassini e maglioni annodati sulle spalle. Lo stile preppy ha attraversato i decenni fino a diventare intramontabile, affrancandosi dalle sue origini elitarie. Oggi si reinventa come un linguaggio aperto, pronto a essere reinterpretato e decostruito. Sulle passerelle di Dior o Celine, nei videoclip rap francesi e per le strade delle metropoli di tutto il mondo, il preppy perde la sua rigidità per trasformarsi in un terreno di espressione libero e personale. Non è più un’uniforme, ma una grammatica senza regole, da riscrivere e di cui appropriarsi senza limiti.
Tommy Hilfiger: il preppy fuori i campus
Parte del merito nella diffusione internazionale dello stile preppy va sicuramente a Tommy Hilfiger, che ha portato questo codice estetico ben oltre i confini delle università americane, immergendolo nel mondo delle corse automobilistiche e nei club parigini. A segnare il punto di svolta è stato il film F1, con protagonisti Brad Pitt e Damson Idris. Occupandosi dei costumi del film, Tommy Hilfiger si è immerso in un mondo lontano dal guardaroba universitario, ma coerente con la sua narrazione: performance, velocità, mascolinità contemporanea.



Da un circuito all’altro, il marchio non ha perso slancio. A Parigi, il lancio della collezione Racing Club è stato accompagnato da una serata esclusiva al Lafayette’s, trasformato per l’occasione in uno spazio ibrido tra paddock e club privato. Tra i momenti chiave dell’evento: lo showcase a sorpresa di Jolagreen. Un momento simbolico, che ha contribuito a consacrare lo stile preppy in una nuova versione. Il rapper francese incarna una generazione che si appropria dei codici senza ereditarne i vincoli. Per l’occasione: jeans baggy in denim grezzo, varsity jacket ispirata al mondo delle corse e mocassini neri ai piedi. Un look già iconico. La scarpa, un tempo emblema del rigore borghese, diventa qui un oggetto cool, preludio di una rivoluzione in atto nello stile preppy.
Dalle passerelle alle strade, un preppy libero e senza complessi
Dalle strade alle passerelle, il preppy è ovunque. Dior, Celine, ma anche GossiWales Bonner, stagione dopo stagione reinventano questo stile in chiave contemporanea. Le recenti collaborazioni mostrano come questi capi, tradizionalmente legati al rigore formale, diventano oggetti di sperimentazione. La cravatta si indossa al contrario, con l’etichetta in bella vista come dichiarazione di nonchalance; il maglione sulle spalle, simbolo di un’eleganza d’altri tempi, ora si declina in tinte forti e viene a strutturare il trench.



Anche le scarpe da barca, un tempo indossate a piedi nudi sui ponti delle imbarcazioni, tornano protagoniste. Oggi calcano l’asfalto delle città, reinterpretate in look urbani, indossate sia dagli uomini che dalle donne. Abbinati a jeans baggy, polo da rugby e borse capienti, abbandonano l’immaginario nautico per radicarsi nella realtà quotidiana, trasformandosi in segni di uno stile sempre più fluido.
Quando il preppy diventa meno elitista e più audace
Il ritorno del preppy non è solo una questione di tendenze, ma simboleggia una trasformazione più profonda nel rapporto con l’abito. Quello che un tempo era un simbolo di appartenenza sociale e culturale, riservato a un’élite in grado di decifrarne i codici, oggi si libera di quella rigidità. I suoi codici ormai circolano liberamente.
Una democratizzazione che ne amplifica l’impatto: non si tratta più di rivendicare un’appartenenza, ma di affermare una visione, una sensibilità, un’estetica personale. Il blazer, la polo e i mocassini non si indossano più per entrare in un club esclusivo: diventano strumenti creativi da comporre e interpretare a piacere e all’infinito. Il preppy non rima più con tradizione, ma con audacia.



Che si adotti un solo elemento come tocco contemporaneo o che lo si adotti come elemento costante dell’intero guardaroba invernale, il preppy oggi si impone come un linguaggio universale. Un codice visivo in continuo movimento, che ha smesso di vestire le élite per dialogare con la strada, la musica e una nuova generazione che non si limita a riprenderne i codici, ma li reinventa, li contamina, li sovverte.
Preppy or not preppy, questo è il dilemma. Ma in fondo, poco importa: oggi lo stile non si segue, si crea, si mescola, si cambia, si osa. Essere preppy significa, prima di tutto, saper giocare e divertirsi con i codici.
Articolo di Julie Boone.








