Moda 2026: cosa dobbiamo aspettarci

Dic 31, 2025 | Culture, Fashion, Lifestyle

Dopo un 2025 ricco di domande, il 2026 si profila come l’anno delle risposte. Con la sfera di cristallo alla mano, la moda traccia già alcune tendenze forti: unicità rivendicata, coscienza ecologica e nuove voci creative segneranno un anno percepito come decisivo.

Le previsioni di Pinterest

Pinterest, nuovo barometro delle tendenze a tutti gli effetti, si impone ormai come strumento d’espressione e ormai la piattaforma, apprezzata sia dai creator che dai brand, funziona come un gigantesco moodboard dove moda, interior design e beauty si incontrano. Una logica di ispirazione trasversale che, in questo 2026, si fa ancora più intensa.

@fuckingyoung! by @fabriziomilazzo

In concreto, per il 2026 Pinterest ha identificato 21 tendenze principali, tra cui spiccano il Clowncore, l’estetica rétro e il glamoratti. Dietro questi nomi, emerge un filo conduttore: la ricerca dell’unicità. In controtendenza rispetto a silhouette uniformate e al mimetismo promosso dagli algoritmi, il 2026 celebra una ricerca stilistica più individuale e consapevole.

Merletti lavorati, tonalità kaki, spille reinterpretate, blu ice onnipresente… Tutti elementi che delineano una moda più soggettiva, in cui ogni pezzo ha qualcosa da raccontare. Segnali già emersi nel 2025, soprattutto da marchi come SNSP, e che sembrano destinati a rafforzarsi.

Un anno all’insegna della moda responsabile

Se le questioni etiche fanno ormai parte integrante del discorso dell’industria, il 2026 si profila come un vero anno di svolta. A gennaio, e poi di nuovo ad agosto, la Fashion Week Copenhagen  festeggia vent’anni, confermando il proprio ruolo centrale nella ridefinizione degli standard del settore. Come ha dichiarato la direttrice dell’evento:

«Festeggiare vent’anni non significa solo guardare al passato, ma anche interrogarsi sul ruolo che la Copenaghen Fashion Week può ancora svolgere nel futuro della moda.»

@cphfw

Dal 27 al 30 gennaio, le sfilate porteranno sotto i riflettori la scena nordica, con brand come Bonnetje, The Garment e Sson. Dettaglio importante: tutti i marchi coinvolti soddisfano rigorosamente i 19 criteri stabiliti dalla Copenhague Fashion Week. Più che una semplice vetrina, Copenaghen continua ad agire come un laboratorio in cui l’eco-responsabilità non è un discorso marginale, ma una condizione imprescindibile per accedere al calendario ufficiale.

Nel sud della Francia, Marsiglia prosegue su questa scia con la seconda edizione della Slow Fashion Week, promossa dal collettivo Baga. In programma dal 5 al 13 giugno, l’evento torna con uno slogan deciso: «Marsiglia, capitale della moda responsabile». Dopo una prima edizione che ha attirato grande attenzione, questa Fashion Week alternativa punta a instaurare un nuovo ritmo, fatto di sfilate, atelier, pop-up, esposizioni e conferenze e a promuovere una visione moda come ecosistema locale, impegnato e radicato nel territorio. Non a caso, il Comune di Marsiglia, e in particolare il sindaco Benoît Payan, sostiene con forza l’iniziativa.

Un anno di grandi debutti

Il 2026 sarà segnato anche da debutti attesissimi, destinati a ridisegnare la geografia del lusso internazionale. Mathieu Blazy firmerà la sua prima sfilata croisière per Chanel a Biarritz, mentre Jonathan Anderson presenterà la sua prima collezione resort per Dior a Los Angeles. Due atmosfere diverse, ma con l’oceano come punto d’unione.

Altro momento atteso: il debutto di Grace Wales Bonner alla direzione creativa di Hermès. Una nomina carica di aspettative, data la profonda affinità tra il suo lavoro su identità, artigianalità e narrazioni culturali e le sfide attuali del settore del lusso. Quanto a Ralph Lauren, ha scelto Milano per presentare la sua collezione autunno-inverno 2026. Una mossa senza precedenti per la casa di moda americana.

In ambito pop, il Met Gala 2026 si annuncia già come un evento fuori dal comune: con un casting di host 100% femminile: Beyoncé, Venus Williams e Nicole Kidman. Il tema della serata non è ancora stato svelato, ma sarà legato alla prossima mostra del Met, intitolata «Costume Art», lasciando presagire una riflessione ampia sull’abbigliamento come opera culturale.

Infine, i Mondiali di calcio, che nel 2026 si terranno tra Canada, Stati Uniti e Messico, saranno l’ennesima dimostrazione del legame profondo tra sport e moda. Sponsor ufficiale della competizione, Adidas si prepara a rafforzare ulteriormente la propria influenza all’incrocio tra performance e lifestyle.

Il 2026 si preannuncia come un anno cruciale per la moda: più consapevole, più libera, più autentica. Meno omologante, meno moralizzante. La moda cerca di ritrovare un senso. Un anno da seguire con attenzione, tanto sulle passerelle quanto lontano dai riflettori, là dove nascono le visioni di domani.

Articolo diJulie Boone.