Tra innovazione creativa e successi virali, alcuni marchi di moda si preparano a ridisegnare i codici della moda femminile nel 2026.
Damson Madder, audacia sostenibile controcorrente
Rivendicando un ritmo volutamente rallentato in netto contrasto con la sovrapproduzione – ogni capo richiede tra i 12 e i 18 mesi di sviluppo, una tempistica rivendicata con orgoglio che rimette il vestito al centro del guardaroba – Damson Madder si sta imponendo come una delle risposte più convincenti alla saturazione dei trend.



Tra materiali riciclati, processi trasparenti, certificazioni ambientali messe in evidenza e slogan senza ambiguità -“made to last”, “maximum style, minimum impact”-, le creazioni del marchio originario del Regno Unito combinano funzionalità e carattere. Trench reversibili, piumini con maniche amovibili, tagli pensati per la vita reale; persino i motivi, spesso classici, si reinventano in giochi di colori vivaci. Già adottato dalla nuova generazione di ambasciatrici, Damson Madder è una scommessa sicura tra i nuovi brand amati dalle it-girl più consapevoli.
Fanci Club, l’ondata creativa venuta da Ho Chi Minh
Il 2025 ha segnato il punto di svolta per Fanci Club con la sua prima sfilata di rilievo a Ho Chi Minh, con ben ottanta look in passerella, e il lancio simultaneo della sua linea maschile.

La sua inaccessibilità – al momento pochissimi negozi fisici in Europa e nessuno in Italia — lo rende ancora più interessante. L’espansione europea sembra essere la prossima tappa logica. Sul piano creativo, il brand regge il confronto con le grandi Maison occidentali grazie a un guardaroba curato e dalla sensualità decisa. La tendenza dei reggiseni indossati come top, esplosa a fine anno, trova qui una delle sue radici più evidenti.
Quanto alla linea maschile, propone invece una nuova visione della mascolinità: schiene scoperte, camicie trasparenti, tagli fluidi ed esplosioni di colore compongono un guardaroba ibrido. Fanci Club non si limita a seguire l’aria del tempo: contribuisce a plasmarla.
Diane V: quando il motivo diventa manifesto
Dopo un 2025 particolarmente brillante con la collaborazione con PinkPantheress e l’ingresso al Dover Street Market di Parigi, Diane V prosegue la sua ascesa con un’energia straordinaria. Il brand di origine franco-togolese, come la sua fondatrice, rivendica una passione dichiarata per l’accostamento di motivi e i riferimenti culturali incrociati.

Lontana dall’estetica minimalista del quiet luxury, Diane V esplora un’esuberanza tessile senza compromessi, tra camouflage, quadri, tartan e madras mescolati liberamente. Le borse, elementi chiave dell’identità del marchio, sono accompagnate da accessori ludici, come piccoli animaletti realizzati con gli scampoli di tessuto. I berretti, ancora non commercializzati, lasciano presagire una diversificazione del guardaroba. Già apprezzata dalle it-girl più attente ai brand emergenti, Diane V conferma il suo status di marchio da tenere d’occhio.
Lucila Safdie, una femminilità pensata dall’interno
La designer argentina Lucila Safdie, formatasi alla Central Saint Martins, sviluppa a Londra un universo delicato in cui i confini tra infanzia ed età adulta si sfumano. Le sue creazioni raccontano un guardaroba frutto di una visione profondamente femminile.


La produzione resta volutamente intima: tutti i capi sono realizzati a mano nella capitale britannica, in quantità molto limitate. Questa scala ridotta non è un limite, ma un pilastro dell’identità del marchio. Lucila Safdie propone una moda in cui emozione e intimità sono parte integrante del processo creativo. I capi ibridi — polo con maglione integrato, silhouette bon ton rivisitate con dettagli in pizzo, trasparenze o tagli a sorpresa — incarnano la sua volontà di una complessità discreta.
August Barron, il nuovo capitolo di una visione radicale
Dopo l’esperienza con All-In, il duo formato da Benjamin Barron e Bror August Vestbø lancia August Barron, sintesi delle rispettive visioni creative. Il duo, entrambi finalisti del premio LVMH nel 2025, si afferma come protagonista di una moda femminile sperimentale.



Il brand parigino si fonda su una pratica trasversale che unisce fotografia, moda e narrazione editoriale. La produzione si basa sull’uso di dead stock e quantità volutamente limitate. A rafforzare la visibilità del progetto è stata la recente collaborazione con la stilista Lotta Volkova, figura chiave della moda contemporanea.
August Barron si impone per il suo talento nel layering, l’asimmetria e l’interpretazione destrutturata del capo. Ogni pezzo è pensato per essere reinterpretato all’infinito. Il marchio si contraddistingue anche per la sua ricerca stilistica nelle calzature, in particolare stivali oversize e scarpe con occhielli, ormai iconiche.
Articolo di Julie Boone.








