La Gen Z è letteralmente cresciuta con lo smartphone in mano e i feed costanti sullo sfondo, eppure qualcosa sta cambiando: sta forse imparando a vivere lontano dagli schermi? Dietro l’interesse del lavoro a maglia, della ceramica o del journaling si intravede molto più di una semplice moda passeggera: si respira un bisogno concreto di lentezza e di connessione autentica.
Alla generazione più giovane si rimprovera spesso una dipendenza cronica dagli schermi, anche se ne padroneggia perfettamente i codici. Il paradosso è evidente: iperconnessa, sì, ma consapevole. Secondo uno studio condotto dall’ARCEP, il 62% dei giovani tra i 18 e i 24 anni che dichiarano di trascorrere più di tre ore al giorno davanti agli schermi considera questo tempo eccessivo. La presa di coscienza è chiara. Resta da capire se questa consapevolezza rappresenti l’inizio di un vero distacco.


Il fenomeno si osserva, ironicamente, proprio sui social. I feed di TikTok e Instagram sono invasi da ceramica, punti stretti all’uncinetto e quaderni annotati con cura. Certo, questi momenti vengono filmati, montati e pubblicati, ma prima della condivisione c’è l’attività in sé: il tempo dedicato a modellare, cucire, scrivere. Un tempo sottratto allo schermo per tornare a pratiche artistiche e artigianali, individuali o collettive.
Le attività di un tempo di nuovo in voga
Maglia, ceramica, cucito. I lockdown avevano già riacceso l’interesse per i lavori manuali. Costretti a restare in casa, molti hanno riscoperto i gomitoli per ingannare la noia o si sono avvicinati alla ceramica tra una riunione Zoom e l’altra. Il dato interessante è che, con il ritorno alla vita “normale”, aghi e pennelli non sono tornati nel cassetto


Il fenomeno si è strutturato nel tempo: dai tutorial sporadici su YouTube si è passati a creator che hanno trasformato queste pratiche in vere attività professionali. È il caso della creator francese Justine, conosciuta con lo pseudonimo @jorjadela_ e seguita da quasi 260.000 persone su TikTok: ha trasformato la sua passione per la ceramica in un’attività imprenditoriale, con tanto di laboratorio attrezzato con forno e shop online. L’artigianato diventa un modello economico a pieno titolo.
Il suo successo non è un caso isolato, ma riflette un entusiasmo più ampio verso oggetti fatti a mano, prodotti in piccole serie, lontani anni luce dai ritmi industriali. Per una parte della Gen Z, acquistare una tazza modellata a mano significa compiere una scelta estetica ma anche etica.
Nuove pratiche, nuovi luoghi di incontro
Queste attività manuali oggi occupano spazi ibridi in cui si va non solo per creare ma anche per incontrarsi. Corsi di pittura per una sera, corsi di ceramica tra amici, sessioni di cucina collettiva: la manualità diventa un pretesto per fare incontri.



Ci sono spazi che propongono persino di dipingere su tela con un calice in mano. Un’ibridazione che riflette il desiderio di rallentare senza rinunciare al piacere. Non ci si incontra più soltanto per un caffè ed elencare a turno le ultime novità. Le cosiddette “catch up conversations”, in cui si informa più di quanto si condivida davvero, lasciano spazio a momenti destinati a trasformarsi in ricordi comuni condivisi.


Le attività lontane dagli schermi possono svolgersi anche in una dimensione più intima, lontana dalla logica della condivisione dell’incontro. Basti pensare al journaling, versione contemporanea del diario personale: un invito a fissare pensieri, incollare immagini, mettere su carta ambizioni segrete. Da soli o in atelier collettivi, la scrittura diventa uno strumento potente per ritrovarsi e riconnettersi con sé stessi.
Resta però un limite, quasi inevitabile. Il telefono viene messo da parte mentre l’argilla gira o l’inchiostro si asciuga. Ma una volta completato l’oggetto, il gesto è inevitabile: fotografare, filmare, condividere. La parentesi offline spesso si conclude con un ritorno ai social. È una contraddizione? Forse no. Piuttosto il segno di una generazione che non cerca di fuggire dal digitale, ma di ridefinire il proprio rapporto con esso, dimostrare di poterlo dominare e allo stesso tempo saperne prendere le distanze.
Articolo di Julie Boone.








