Perché i liceali si vestono (praticamente) sempre uguale dal 2015?

Gen 12, 2026 | Brands, Fashion, Style

Davanti ai licei, i ragazzi sembrano vestirsi sempre uguale dagli anni 2010. Stessi piumini, stessi zaini, stesse palette neutre. Una domanda sorge spontanea: e se, lontano dalle passerelle e da TikTok, la moda dei ragazzi avesse smesso di evolversi ormai da quasi dieci anni?

Da trend a icone senza tempo

La moda è un eterno ritorno. Ogni decennio ricicla il precedente, ogni generazione si appropria di codici che a volte non ha nemmeno conosciuto. Dopo diverse stagioni in cui il revival Y2K è stato protagonista assoluto, sono la fine degli anni 2000 e l’inizio degli anni 2010 ad attirare l’attenzione. Su Tiktok, lo slogan «Is 2026 the new 2016?» è diventato virale.

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Eppure, mentre le tendenze si susseguono a ritmo vertiginoso, alcuni territori sembrano restare impermeabili a questo fermento. Gli ingressi dei licei raccontano una storia diversa. A Parigi, la 24h di Gérard Darel – borsa iconica degli anni 2010, associata a uno stile BCBG sobrio e sofisticato – continua a essere portata come zaino. Lo stesso vale per i piumini Canada Goose, Pyrenex e PJS, protagonisti intramontabili dei guardaroba di qualsiasi adolescente, imponendosi stagione dopo stagione come capo feticcio di qualsiasi outfit invernale.  La silhouette si è evoluta verso volumi più ampi, ispirandosi allo streetwear. Jeans dritti o baggy, hoodies e, naturalmente, sneaker. Le forme si aggiornano, ma l’essenza rimane invariata.

Anche i brand partecipano a questa rilettura discreta del passato. Isabel Marant rilancia le sue sneakers con zeppa, Victoria torna in auge con nuovi modelli in linea con i codici attuali, mentre il mercato del second hand permette di appropriarsi di capi desiderati ma inaccessibili in un’epoca passata. Un modo per riconciliarsi con l’adolescente che è in noi.

La neutralità come cifra stilistica

Oggi il guardaroba adolescenziale predilige la neutralità, non per mancanza di creatività, ma per un bisogno di integrazione. In questa fase delicata della vita, l’abbigliamento diventa prima di tutto uno strumento sociale, più che un mezzo di espressione personale. L’abito permette di appartenere, di confondersi con il gruppo.

Sui social regna la stessa logica di discrezione. Molti liceali hanno abbandonato Instagram o ne fanno un uso molto limitato. Profili senza foto, nessuna pubblicazione, storie rare: la presenza digitale rimane, ma è silenziosa. Come per l’abbigliamento, non si tratta tanto di mettersi in mostra quanto di esserci senza esporsi troppo. Una moderazione consapevole, paradossale nell’era dell’iper-visibilità.

Nessuno cerca davvero di distinguersi, ed è proprio questo consenso a dare forma alle silhouette, tanto per strada quanto sugli schermi. Eppure, se si osserva da vicino questo fenomeno, alcune evoluzioni emergono. Marchi come Corteiz, con le sue ambitissime collaborazioni con Nike, o brand come Lululemon e Aritzia, si integrano in questi look sobri senza comprometterne l’equilibrio.

2010: una nuova fonte di ispirazione per i fan di moda

In parallelo, il ritorno degli anni 2010 si impone tra passerelle e streetstyle. La Gen Z, e soprattutto chi ha attraversato l’infanzia o l’adolescenza in quel decennio, è colta da un’ondata di nostalgia. Si rovista nei cassetti, si riscoprono capi che sembravano ormai antiquati. Ritornano le t-shirt firmate Eleven Paris, emblema dell’era swag, accanto ai gilet cult firmati Abercrombie o American Apparel.

Ma non è l’estetica in sé a guidare questo revival. È ciò che questi capi evocano: un’epoca, ricordi condivisi, un linguaggio comune. Indossarli oggi non significa tanto seguire una tendenza quanto affermare un’appartenenza, rivendicare una memoria. Il capo diventa un simbolo, una sorta di distintivo generazionale.

Ed è proprio qui che nasce il paradosso. Gli adolescenti di oggi, per la maggior parte, non hanno mai vissuto quel periodo. Eppure, le loro silhouette ne sono le eredi dirette. Come se quel guardaroba si fosse trasmesso così com’era, senza essere aggiornato, cristallizzato in una versione rassicurante dell’adolescenza.

Mentre la moda contemporanea moltiplica riscritture e sovrapposizioni, lo “stile adolescente” sembra essere sospeso fuori dal tempo. Come se, in questa bolla protettiva, la questione non fosse tanto chiedersi se il 2026 sarà il nuovo 2016, quanto riconoscere che, per molti, il tempo si è semplicemente fermato da qualche parte tra i due.

Articolo di Julie Boone.