5 marchi cinesi che hanno sfilato alla PFW 

Feb 4, 2026 | Brands, Fashion, Lifestyle

Stagione dopo stagione, la Fashion Week parigina attira marchi provenienti da ogni angolo del mondo, ben oltre le tradizionali capitali occidentali. A lungo ridotta a semplici cliché, la scena cinese contemporanea si impone oggi come uno dei poli creativi più fertili. A Parigi, questi marchi dimostrano che la Cina non si limita più a produrre: racconta, sperimenta e soprattutto ridefinisce l’estetica della moda contemporanea.

A.A.Spectrum, cronaca di una memoria collettiva

Questa stagione, il brand si concentra sul picco di sviluppo degli anni ‘90 e 2000, un momento chiave della storia cinese, caratterizzato dall’apertura graduale del Paese verso l’Occidente sotto l’impulso di Deng Xiaoping. La collezione presentata a Parigi intreccia riferimenti al guardaroba occidentale a riferimenti profondamente radicati nella cultura cinese.

Courtesy of A.A.Spectrum

Durante la serata di presentazione da Gros Bao, l’arredamento, una meticolosa ricostruzione di un salotto degli anni ’50 e ’60 con arazzi, velluti e oggetti decorativi, evoca interni sospesi nel tempo, abitati e trasformati dal susseguirsi di generazioni. Le silhouette unisex abbracciano un’attitudine volutamente rilassata: tute terracotta, annunciato come colore chiave dell’anno, piumini con cerniere multiple e gilet con chiusure a brandeburgo in metallo. Un guardaroba volutamente comodo, senza rinunciare all’eleganza.

Elywood, un’ode al romanticismo sostenibile 

In collaborazione con il concept store parigino Aesavant, specializzato in creatività asiatica, Elywood ha presentato la sua collezione crociera in un universo che rimane fedele alla sua firma poetica, immergendo il pubblico in un’atmosfera romantica, quasi onirica, in uno spirito decisamente boho.

@cvtmle
@agathemsry

L’uso di materiali riciclati si inserisce in una visione etica e consapevole. La palette cromatica resta volutamente contenuta: una base di bianco e nero ravvivata da toni neutri che dona un’immediata coerenza visiva all’insieme.

Dietro Elywood c’è un collettivo di designer che rivendica pienamente la propria unicità: ogni capo è firmato con le iniziali dello/a stilista sull’etichetta. Un approccio raro in un settore spesso dominato da un’unica figura creativa.

Feng Chen Wang, l’equilibrio come principio fondatore

Con la collezione AI26, Feng Chen Wang prosegue la sua esplorazione delle filosofie cinesi ispirandosi al concetto di Liang Yi, un’arte marziale basata sull’armonia tra forze opposte, lente e veloci. Questa ricerca di equilibrio attraversa l’intero guardaroba proposto questa stagione.

Courtesy of Feng Chen Wang

Le silhouette si costruiscono sui contrasti: denim stampato abbinato a ecopelliccia, completi sartoriali ammorbiditi da texture organiche, sete leggere che dialogano con materiali tecnici. Ogni pezzo funge da punto d’incontro tra mondi diversi.

Il messaggio passa anche attraverso la messa in scena. Facendo sfilare dei cani accanto ai modelli, la stilista rende visibile l’idea di una convivenza serena tra essere umano e animale, ampliando la riflessione sull’armonia tra gli esseri viventi e il loro ambiente.

Sean Suen, l’abito come estensione dell’individuo 

Originario di Pechino, quest’anno Sean Suen festeggia la sua decima presenza alla Paris Fashion Week. La collezione, intitolata Second Skin, adotta un approccio introspettivo all’abbigliamento maschile. In questa collezione – presentata attraverso un lookbook in bianco e nero – l’attenzione è rivolta alla precisione del taglio e dei volumi.

Courtesy of Sean Suen

Spalle pronunciate, colletti rialzati, giacche corte e maniche a camicia volutamente in vista: ogni dettaglio contribuisce a una costruzione quasi architettonica. I capi sono concepiti come strati protettivi, involucri successivi che accompagnano il corpo senza mai annullarlo.

Nella visione di Sean Suen, l’uomo e il vestito non si annullano a vicenda. Al contrario, l’individuo si afferma, occupa lo spazio e dialoga con il tessuto.

Ziggy Cheno l’arte di un tailoring in rovina

Nel cuore dell’ottavo arrondissement di Parigi, in una chiesa protestante con un organo monumentale, Ziggy Chen ha presentato la sua collezione FW26 intitolata DISSPARITION. Un’ambientazione solenne per un guardaroba che evoca un mondo sospeso.

Courtesy of Ziggy Chen

Lo stile del marchio è immediatamente riconoscibile: un guardaroba scomposto in chiave post-apocalittica. Le silhouette, composte da costruzioni a strati, sembrano formarsi sotto gli occhi dello spettatore. Le fibre naturali, nonostante l’accumulo, conservano una leggerezza che dona all’insieme un’insolita ariosità.

Colori neutri e freddi, effetti volutamente vissuti e volumi imperfetti raccontano capi carichi di storie, proiettati verso un futuro incerto. Un cappotto con bottoni sul dorso, indossato con una spalla abbassata, incarna perfettamente la volontà di mettere a nudo l’imperfezione.

Lontani da stereotipi ancora duri a morire, questi creatori portano in passerella narrazioni complesse, alimentate da storia, filosofia e continue sperimentazioni. Che si tratti di Maison affermate o realtà emergenti, queste griffe partecipano attivamente al rinnovamento della scena parigina.

Articolo di Julie Boone.