Si preannunciano quattro giornate dense in sfilate ed eventi, un calendario fitto e designer più o meno emergenti, pronti a lasciare il segno. Tra conferme, dichiarazioni audaci e prese di posizione dichiarate,ci si aspetta una settimana della moda in cui stile e politica dialogano. Ecco cosa aspettarsi da Parigi.
Jeanne Friot: la moda come mezzo di espressione politica

Jeanne Friot, la stilista francese che ha contribuito a far parlare della Francia durante le Olimpiadi, continua a dichiarare con orgoglio le sue convinzioni. In un’intervista a Têtu, afferma di voler “difendere i [suoi] valori e le cause che [le] stanno a cuore, facendo della moda un mezzo di lotta”. La sua prossima collezione, Awake – letteralmente “cosciente” -, conferma questa intenzione. Con lei, un’intera generazione di designer per cui la moda è uno strumento di rivendicazione, un mezzo per trasmettere il proprio messaggio e dialogare con il mondo. Da non perdere.
Charles Jeffrey LOVERBOY: punk, inclusivo e sovversivo



Charles Jeffrey LOVERBOY torna a Parigi con il suo immaginario elettrico. Il designer britannico sostiene le scene alternative, dà visibilità alle comunità LGBT+ e alle persone con disabilità. Maestro della sovversione, trasforma l’ordinario in manifesto: le guardie reali diventano punk, le bucce di banana si reinventano come accessori insoliti. La sua moda, gioiosa, irriverente e provocatoria, è intrinsecamente legata al discorso politico. Ci possiamo aspettare una sfilata teatrale, perché con LOVERBOY, ogni stagione è un laboratorio di sovversione estetica.
3.Paradis: una svolta simbolica



Emeric Tchatchoua, fondatore del marchio 3.Paradis, è stato nominato Chevalier des Arts et des Lettres da Rachida Dati, il 14 gennaio. Un riconoscimento dal forte valore simbolico e culturale: lo stilista e il suo brand sono oggi celebrati per il loro contributo alla diffusione della cultura francese. Ma la prossima collezione segnerà la svolta. Fedele al suo DNA ludico e colorato, 3.Paradis metterà in primo piano profili creativi provenienti da culture e origini diverse, lanciando un messaggio chiaro alle nuove generazioni: osare sognare in grande fin da piccoli.
Walter Van Beirendonck: dirompente e allegro


Il belga Walter Van Beirendonck ha già svelato (quasi) tutto. La sua collezione Scare the Crow (“Spaventa il corvo”) sarà presentata in un luogo di cui ha reso pubblici data, ora e persino la fermata della metro – un gesto insolito nell’universo passerelle parigine. Dopo gli Aliens della FW25, si prevede uno show ricco di colori, ironia e provocazione, che intreccia con leggerezza critica sociale ed estetica sofisticata. Con le sue silhouette eccentriche e gli accessori surreali, Van Beirendonck non smette di mettere in discussione i codici, sovvertire le regole ed elevare la moda a forma di spettacolo.
Kartik Research: tradizioni indiane e modernità
Kartik Kumra, fondatore di Kartik Research, torna alla Fashion Week dopo aver attirato l’attenzione internazionale con una cravatta personalizzata per Zohran Kwame Mamdani, il nuovo sindaco musulmano di New York. Un gesto tutt’altro che banale: entrambi sono di origine indiana, un’eredità condivisa che permea l’essenza stessa del marchio.

Attraverso le sue collezioni, Kartik Research rivendica l’eccellenza artigianale dell’India, con particolare attenzione al ricamo, reinterpretato in chiave contemporanea. Nelle sue silhouette eredità e cura del dettaglio dialogano, dando vita a un’eleganza casual. Anche quest’anno la collezione si annuncia come un equilibrio tra tradizione e innovazione, a dimostrazione che la moda può dialogare con il passato e, al tempo stesso, affermare una visione rivolta al futuro.
Willy Chavarria: l’amore come manifesto
Lo stilista americano di origini messicane Willy Chavarria presenterà Eterno, una collezione ricca di significati. Tra riferimenti cristiani e slogan come “Love Will Survive Us” o “Save Us from Ourselves”, lo stilista mette la sua riflessione sul ruolo centrale della religione nella sua doppia cultura al centro della sua opera. In un contesto mondiale instabile, le sue creazioni sembrano voler ricordare che, al di là delle divisioni, l’amore resta un atto di resistenza è un messaggio politico. Cosa aspettarsi da Chavarria? Uno show poetico e provocatorio.


Tra affermazioni identitarie, allusioni culturali e impegno dichiarato, ogni sfilata potrebbe raccontare una visione del mondo. Resta solo una domanda: fino a che punto la moda maschile è pronta a farsi sentire?
Articolo di Julie Boone.








