Borsa a banana: da accessorio ridicolo a it bag imprescindibile

Gen 20, 2026 | Brands, Fashion, Lifestyle

Deriso negli anni 2010 per la sua forma e persino per il suo nome, il marsupio, anche conosciuto come borsa a banana, è riuscito a sopravvivere alle epoche. Dopo essersi imposto negli outfit dei jogger negli anni ‘80, nei rave underground, nei look dei rapper e persino delle eroine di Sex and the City, il marsupio è riuscito ad attraversare le epoche e le mode, tornando oggi in una versione  più chic. La “belt bag” conquista le passerelle del lusso, si reinventa da Hermès, Lemaire e Polène e dimostra che la moda sa riciclare i suoi peggiori fashion trend trasformandoli in novità irrinunciabili.

Dalle piste di sci alla strada

Nato negli anni ‘50 negli Stati Uniti per rispondere alle esigenze degli sciatori, il marsupio si porta in vita per praticità e serve a trasportare l’essenziale sulle piste. In Francia, è il negozio specializzato “Au Vieux Campeur” a diffondere il termine “sac banane” (borsa a banana).

Negli anni ‘80 e ‘90 il marsupio vive la sua epoca d’oro: in nylon colorato, conquista per la sua praticità. Jogger, escursionisti e gli habitué dei rave parties lo adottano, prima che la scena hip-hop lo trasformi in simbolo culturale, spesso abbinato al cappellino con visiera. Sullo schermo, Carrie Bradshaw di Sex and the City indossa una pouch Gucci in vita come un marsupio, decretando l’ingresso ufficiale di questo accessorio nel mondo della moda. 

Se in principio si porta sui fianchi, il marsupio evolve presto in versioni crossbody, a tracolla. Oggi si reinventa ancora: ampio, con zip a vista, uno scomparto principale generoso e una tasca frontale funzionale.

Quando il vocabolario ridisegna l’accessorio

A partire dagli anni 2000, il marsupio si carica di un’immagine ingombrante. Viene etichettato come accessorio ridicolo, è sinonimo di cattivo gusto, complice anche la sua presenza mediatica in contesti poco valorizzanti. Un rifiuto legato non solo all’oggetto in sé ma anche alla sua forma e al peso simbolico del suo nome.

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Ma il punto è proprio qui: di fronte a questo rifiuto, il marsupio non sparisce, cambia nome. Rinominato “belt bag”, perde la sua connotazione negativa senza rinunciare alla sua funzione pratica. Un semplice cambio di vocabolario basta a rivalorizzarlo, dimostrando a che punto, nella moda, il linguaggio possa trasformare la percezione di un oggetto, senza la necessità di modificarlo.

Quando il lusso adotta il marsupio

Il ritorno del marsupio sulle passerelle avviene sotto forme ibride. Da Lemaire, la croissant bag reinventa il marsupio in pelle in chiave minimalista. Da Versace, Dario Vitale, anche dopo un passaggio lampo nella Maison, tenta di riportare l’accessorio al centro della scena. Indossato in vita sopra un jeans a vita alta, il marsupio rifinisce silhouette ispirate agli anni ‘80, molto in voga tra le griffe.

La designer belga Julie Kegels propone un pezzo ibrido, tra la cintura e la borsa, che evidenzia il punto vita lasciando le mani libere. Hermès adotta lo spirito funzionale del marsupio trasformando la celebre Kelly in una versione con cintura da portare in vita. In parallelo, anche brand più accessibili come Polène investono in questo formato, confermando che il marsupio, o belt bag, non è più un residuo del secolo scorso, ma un oggetto di desiderio attuale.

Oggi il marsupio è protagonista sia nelle collezioni femminili che in quelle maschili. Sui social, è apprezzato per la sua capacità di valorizzare i fianchi, abbinato a pantaloni o gonne a vita bassa, come una pencil skirt, Capri pants o jeans baggy. Un accessorio versatile, facile da integrare sia in look boho che in outfit streetwear, dimostrando la sua abilità nel navigare tra stili diversi.

Che lo si chiami marsupio, belt bag o borsa a banana, questo accessorio continua la sua metamorfosi. Nato come oggetto pratico, oggi si impone come uno dei pezzi chiave del guardaroba contemporaneo. La moda, che un tempo lo ignorava, oggi non esita a esaltarlo. Pro o contro?

Articolo di Julie Boone.