6 brand africani da conoscere assolutamente

Gen 15, 2026 | Brands, Culture, Fashion

Mentre la Coppa d’Africa è in pieno svolgimento in Marocco, l’attenzione mediatica internazionale si concentra sul continente africano. Un interesse che non riguarda solo l’ambito sportivo: nelle ultime stagioni, infatti, la moda africana si è affermata come un terreno creativo imprescindibile, spinta da iniziative come l’Africa Fashion Up. Dal Marocco al Senegal, dalla Nigeria al Sudafrica, una nuova generazione di designer si sta affermando, attraverso la valorizzazione di tecniche artigianali locali e di una visione estetica fortemente radicata e contemporanea.

Iamisigo: l’artigianato come atto di resistenza

Fondato a Lagos da Bubu Ogisi, oggi Iamisgo è uno dei brand più radicali e consapevoli del continente africano. Costantemente presente alla Fashion Week di Lagos, il marchio gioca con il confine sottile tra moda e attivismo. Cosi, ogni collezione si muove tra riflessione sull’eredità postcoloniale e valorizzazione delle tecniche artigianali ancestrali.

SS26 by @goldiewilliamsvericain
SS26 by @goldiewilliamsvericain

L’approccio sostenibile della stilista si riflette anche nell’uso di materiali riciclati e fibre di recupero, accompagnato da una totale trasparenza lungo l’intera filiera produttiva. Nell’agosto scorso, la vittoria dello Zalando Visionary Award, che prevede un programma di mentoring e un premio da 50.000 euro, ha rappresentato una tappa fondamentale nel suo percorso. La collezione SS26, intitolata Dual Mandate, incarna perfettamente la duplice ambizione del brand: creatività e responsabilità.

Lateforworkwear: decostruire per ricostruire 

Dietro Lateforworkwear si cela Youssef Drissi, designer marocchino formatosi alla scuola Casa Moda di Casablanca. Il nome del marchio riprende il titolo della collezione realizzata in occasione della laurea e lascia immediatamente comprendere l’immaginario del brand: una rilettura ironica e non convenzionale del workwear. Ogni capo sovverte i codici del guardaroba funzionale, così come le barriere di genere che il designer sceglie volutamente di ignorare.

SS26 by @adriani_andre
SS26 by @adriani_andre
SS26 by @adriani_andre

Al centro del suo approccio responsabile, l’upcycling: una scelta etica che gli ha permesso di affermarsi rapidamente sulla scena internazionale e di vincere il premio per il prêt-à-porter ai Fashion Trust Arabia Awards. Per la SS26, Lateforworkwear ha presentato la sua collezione al salone Tranoï, in occasione della Fashion Week di Parigi.

Maison Kébé: una moda che rifiuta l’urgenza

Maison Kébé si definisce un marchio afrodiasporico. Formatosi all’ENSA di Marsiglia, il suo fondatore Cheikh Kébé — designer e modello senegalese, premiato con il Fashion Enthusiasm Award nel concorso MMM organizzato dalla Maison Mode Méditerranée — promuove un approccio artigianale e locale, in netto contrasto con le logiche frenetiche della produzione industriale.

by @celsaleh and @iamcheikhkebe
by @celsaleh and @iamcheikhkebe
by @celsaleh and @iamcheikhkebe

Cheikh Kébé ha fatto della sua filosofia un manifesto, condensato in un motto diventato virale su Instagram: «On ne disparaît pas, on coud» “Non scompariamo, cuciamo”. Un’affermazione simbolica, che riflette un’estetica basata sulla lentezza, sul gesto manuale e sulla trasmissione dei saperi tradizionali come atti tanto creativi quanto politici.

Thebe Magugu: trasformare la memoria in abiti

Da oltre dieci anni, Thebe Magugu, figura di spicco della moda sudafricana contemporanea, sviluppa il concetto di Afro-Encyclopaedic Fashion. Vincitore del prestigioso LVMH Prize nel 2019, ha visto alcune sue creazioni entrare nelle collezioni permanenti del Costume Institute di New York, affermando la sua voce nella storia della moda globale contemporanea. 

SS26 by @tatendachidora
SS26 by @tatendachidora
SS26 by @tatendachidora

Oggi Thebe Magugu veste personalità importanti come Lauryn Hill e Tyla, attingendo a oggetti del quotidiano per nutrire le sue collezioni. Reinterpreta così il motivo del tjale, una coperta in mohair tradizionale, in abiti in seta leggeri e raffinati: un gesto poetico in cui il tessuto diventa un racconto intimo e collettivo.

Tia Adeola: quando gli anni Y2K incontrano Lagos e New York

L’omonimo label di Tia Adeola nasce in una stanza del college nel 2016 e in breve tempo conquista la scena internazionale, affermandosi tra Lagos e New York. Oggi la sua visione audace le è valsa un posto nella prestigiosa classifica Forbes 30 Under 30.

by @un.earthica
by @un.earthica
@tiaadeola

Il suo universo estetico affonda le radici negli anni 2000, reinterpretati attraverso un linguaggio femminile e vibrante ereditato dai modelli Ralph Lauren che la stilista stessa indossava da adolescente. Un guardaroba pop, già adottato da star del calibro di Dua Lipa e SZA.

Tongoro Studio o l’African Dream

Altro marchio lanciato nel 2016 per iniziativa della designer senegalese Sarah Diouf, Tongoro Studio si distingue per la sua produzione interamente realizzata in Africa occidentale. Il marchio sventola con orgoglio il label “Made in Africa”, simbolo di un’autonomia creativa e produttiva che la fondatrice ha saputo difendere anche negli scambi internazionali con le Nazioni Unite.

@tongorostudio

Dopo aver conquistato celebrità come Beyoncé, Alicia Keys e Burna Boy, Tongoro ha recentemente lanciato la sua prima linea Couture, che sancisce l’evoluzione del brand. Ispirandosi ai motivi tradizionali e all’estetica post-coloniale, Sarah Diouf privilegia il bianco e ner per affermare un’identità visiva forte e sofisticata.

Articolo di Julie Boone